Competizione o confronto? Come aiutare i bambini a migliorarsi serenamente

Condividi questo Articolo

Nel nostro percorso educativo al Borgo dai Mille Colori guardiamo alle differenze, non come ostacolo, ma come risorsa preziosa per crescere insieme. In questo senso, è importante capire una distinzione: la competitività e il confronto volto al miglioramento sono due atteggiamenti molto diversi.

Competitività egoica

La competitività egoica è la spinta a essere migliori degli altri, a vincere sempre, a dimostrare superiorità. Chi è mosso da questa motivazione spesso sente che il proprio valore dipende dal risultato, dal primato, dall’essere il “primo”.
Questo atteggiamento porta a quella sensazione in cui nelle gare si vuole sbaragliare l’altro a tutti i costi, oppure si può notare nei momenti in cui i bambini si paragonano fra loro in modo sprezzante: “Io ho preso 10, tu hai preso 8!” oppure, in forma indiretta, è evidente nei bambini che non accettano la sconfitta nemmeno nei giochi.

Il problema di fondo è che sentono che se non sono primi non valgono.

Questo tipo di competitività può portare quindi a:

  • isolamento: mi sento da solo in una gara continua;
  • ansia: devo sempre primeggiare, altrimenti non valgo;
  • insoddisfazione: per il mancato apprezzamento del percorso;
  • visione distorta dell’altro: gli altri sono sempre visti come avversari.

Competitività costruttiva

La competitività costruttiva è in realtà un confronto per crescere. E’ un atteggiamento molto diverso. Qui il bambino vede l’altro non come avversario da battere, ma come stimolo per migliorarsi. Non si tratta solo di “essere il migliore”, ma di “essere meglio di ieri” grazie anche al rapporto e all’incontro con gli altri. Si impara dagli altri, ci si confronta, si cresce insieme.

Questo tipo di competitività si vede quando i bambini restano affascinati dai risultati, ad esempio scolastici, di qualcun altro e questo diventa per loro fonte di ispirazione; oppure accettano la sconfitta, ad esempio nei giochi o nelle gare, come una scoperta di un limite che possono superare. Questo tipo di confronto promuove empatia, collaborazione, voglia di migliorarsi.

Perché nella nostra società si respira la pressione della competizione

Oggi viviamo in una società che spesso premia i “vincitori” e tende a farci sentire non a posto se non siamo in cima. Alcuni esempi li vediamo tutti i giorni:

  • nel mondo del lavoro: se non ti mostri efficiente e produttivo più degli altri, vieni sostituito. Il messaggio è che solo restando costantemente al vertice hai valore.
  • nei social network: i “like”, i follower, le visualizzazioni. Anche qui la competizione diventa visibile e quasi inevitabile: “Sei qualcuno se ti seguono in tanti”.
  • In televisione: programmi di gara, reality, sfide. Il modello vincente è “stai in cima alla classifica!”.

Il rischio è che i bambini (ma anche noi adulti) interiorizzino l’idea che il proprio valore dipenda sempre dal risultato e dal superare gli altri, e non dal percorso, dalla scoperta, dalla cooperazione, dall’essere.

Il ruolo dei genitori, degli insegnanti e del contesto educativo

Purtroppo, anche noi — genitori, insegnanti, adulti di riferimento — rischiamo di contribuire (consapevolmente o meno) a questo senso di competizione egoica.
Alcuni esempi di quando questo può accadere sono:

  • spingere i bambini in modo esagerato nelle gare sportive o nello studio: “Devi essere il primo” oppure “Dimostra che ce la fai”, attraverso messaggi diretti o indiretti;
  • fare paragoni tra fratelli, sorelle, cugini, amici: “Guarda come fa tua cugina”, “Tuo fratello ha ottenuto di più”;
  • trasmettere, magari involontariamente, l’idea che l’affetto o il riconoscimento dipendano dal risultato: “Ti voglio bene se…”, “Se vinci sarò orgoglioso”.

Bisogna fare attenzione anche al linguaggio non verbale, fatto di sguardi e movimenti e sfumature della voce. Questo perché i bambini, che ancora non hanno sviluppato del tutto il linguaggio, non hanno strutture di pensiero complesse e “ingombranti” come gli adulti e colgono, molto più di noi, tutti i segnali “non detti” che spingono alla competitività non sana tra bambini.

Tutto ciò può generare pressione, paura del fallimento, bassa autostima.

Cosa possiamo fare per migliorare l’autostima dei bambini

Per crescere sereni emotivamente, i bambini hanno bisogno di tempo di qualità insieme, di sentirsi veramente amati, anche quando non ottengono il “primo premio”.

Gli adulti devono saper incoraggiare i bambini a seguire le proprie attitudini, a migliorarsi nel rispetto degli altri e di loro stessi, non a vincere necessariamente. E quando i figli falliscono (e capita!), dobbiamo restare al loro fianco, riconoscendo con loro che il fallimento è parte del percorso e che può diventare vera occasione di crescita, attraverso la conoscenza dei propri limiti.

Purtroppo non è sempre facile aiutarli perché spesso siamo noi stessi a sentire la spinta verso una competizione non sana. Per questo motivo, il primo passo, se ci accorgiamo di un nostro atteggiamento particolarmente competitivo, è quello di lavorare su noi stessi e chiederci: cosa abbiamo bisogno di dimostrare? Per chi lo facciamo nel profondo? Chi siamo se non primeggiamo?

Sono tutte domande che ci aiutano a comprenderci meglio e a gestire meglio le nostre emozioni, facendo del bene ai nostri bambini e a noi stessi, affinché un loro fallimento non ci faccia sentire incapaci, tanto da desiderare che non falliscano mai.

L’essere umano come essere relazionale

L’essere umano non è fatto per stare solo: siamo esseri relazionali. Ci determiniamo anche nella relazione con gli altri. Secondo la prospettiva di Carl Rogers (psicologo umanista) abbiamo una “tendenza attualizzante”, cioè un impulso interno a realizzare il nostro potenziale, a crescere.

Per Rogers, è importante che il bambino (e la persona) si senta accettato incondizionatamente, che ci sia empatia, che possa esplorare e crescere in un ambiente sicuro.

Quindi la spinta all’autorealizzazione è già dentro di noi e se trasferiamo questo in ambito scolastico: non si tratta solo di “essere il migliore”, ma di “diventare se stessi nel migliore dei modi” grazie all’ambiente, alle relazioni, al confronto sano con gli altri.

Qualche riscontro scientifico

Ci sono studi che confermano quanto abbiamo detto:

  • in uno studio del 2017 su bambini di 4-7 anni, in contesti cooperativi i bambini producevano più argomentazioni, più riflessioni empatiche rispetto a contesti competitivi.
  • Un altro studio con bambini di circa 4 anni ha mostrato che la cooperazione migliora la loro capacità di capire i desideri diversi dai propri (cioè l’empatia), mentre la competizione non ha dato lo stesso effetto.
  • Uno studio su bambini di scuole elementari ha trovato che nei giochi cooperativi aumentava la condivisione, rispetto a giochi competitivi, soprattutto nelle bambine.
  • Al contrario, quando si struttura l’apprendimento in modo competitivo o individualistico, si osserva una riduzione della cooperazione e della condivisione tra pari.

Questi dati suggeriscono che se intendiamo far crescere bambini sereni, capaci di relazioni, creatività e non solo di “primeggiare”, dobbiamo proporre contesti che valorizzino il confronto sano e la cooperazione.

Cosa significa tutto questo nella nostra scuola

Alla Borgo dai Mille Colori, scuola in natura a Roma Est, zona Borghesiana / Finocchio, ci proponiamo di tradurre questi principi in prassi quotidiane:

  • favoriamo attività in cui i bambini collaborano, si aiutano, scambiano idee, scoprono insieme;
  • nella nostra Scuola Primaria, non mettiamo voti, ma valorizziamo il percorso personale: “Hai migliorato”, “Hai provato”, “Hai scoperto”, “Ti sei impegnato” — non solo “Bravo”, “Hai vinto”, “Hai preso 10”;
  • insegniamo che il confronto con gli altri è un’occasione per crescere, non per sentirsi in competizione costante;
  • ai genitori e agli insegnanti chiediamo di incoraggiare i bambini nelle loro attitudini, mostrando affetto e sostegno indipendentemente dal risultato;
  • creiamo spazi in cui l’errore è semplicemente parte del percorso di crescita ed è vissuto come opportunità di apprendimento;
  • promuoviamo nei bambini la consapevolezza che l’essere umano migliora anche grazie agli altri, non solo grazie a sé stesso.

La competitività è uno stimolo se è confronto sano

In sintesi: la competizione non è in sé cattiva e può servire come stimolo al miglioramento personale. Ma quando diventa un bisogno egoico di essere migliori degli altri, rischia di soffocare la gioia dell’apprendere, la serenità, la cooperazione.
Il confronto sano, invece, quello che avviene tra pari, tra amici, tra compagni con curiosità e rispetto, alimenta la crescita, l’empatia, la fiducia in sé e negli altri.

Al Borgo dai Mille Colori vogliamo che i bambini di tutte le nostre sezioni, Asilo Nido, Infanzia e Scuola Primaria, imparino ad usare il confronto e le differenze come occasioni di scoperta e miglioramento. In questo modo, i nostri bambini e le nostre bambine crescono insieme, forti, appassionati e sereni.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *